Costosa, estrema, burocratica, inutile? No

di Enrico Quaresmini

pubblicato il 5.3.2026 su LaRegione https://www.laregione.ch/i-contributi/i-dibattiti/1908368/lavoro-donne-tre-uomini-mercato

Costosa. Estrema. Burocratica. Inutile. Così il comitato “ForTI insieme” bolla – con inserzioni a pagamento – l’iniziativa contro il dumping salariale e sociale in votazione l’8 marzo. Passiamo in rassegna i quattro aggettivi.

Costosa? Qualcosa costa, certo, come tutto d’altronde. Ma costa tre volte meno di quanto denunciano i contrari. Il testo dell’iniziativa è limpido: ogni 5’000 uomini attivi sul mercato del lavoro servirà un ispettore; ogni 5’000 donne serviranno due ispettrici/ispettori. In tutto tre unità ogni 10’000 persone equamente divise tra donne e uomini. In Ticino ci sono 120’000 salariati e 90’000 salariate; sei ispettori attivi nel controllo del mercato del lavoro ci sono già: calcolatrice alla mano servono altre 53,5 unità, in classe 6. Il costo annuo – spese incluse – sarà di 5,9 milioni (su un Pil che nel 2022 ha superato i 36 miliardi annui – ossia 36’000 milioni).

Estrema? No. Si prevede soltanto la notifica automatica dei contratti di lavoro e delle relative condizioni: le aziende forniranno 15 informazioni semplici. Le cito tutte: contratto scritto o orale, determinato o indeterminato, funzione, qualifica, formazione del dipendente, luogo di lavoro, ore di lavoro a settimana, grado di occupazione, retribuzione, precedente retribuzione di questa funzione – in caso di sostituzione, età, sesso, nazionalità e permesso, domicilio, figli a carico. Nessuna intrusione nella riservatezza delle aziende o dei dipendenti, insomma. E nessun controllo a tappeto di tutte le aziende che stipulano/rescindono un contratto con un lavoratore, come lasciano intendere Consiglio di Stato e contrari quando gonfiano i costi – con il solito espediente del terrorismo contabile – a 18,5 milioni annui. L’Ispettorato interverrà al bisogno, sapendo – lo potrà fare perché finalmente avrà in mano dati aggiornati – dove e cosa controllare.

Burocratica? No. Basterà un semplice software per automatizzare i controlli sui 15 parametri forniti ed elaborare un sistema di allarme che segnali vistosi scarti rispetto alla norma. Niente montagne di carte.

Inutile? No. Il dumping c’è, eccome, e sfrutta l’inesauribile bacino di lavoratori dalla Lombardia e dal Piemonte. Impone contratti interinali (dal 1998 al 2022 le ore interinali sono aumentate del 640% in Ticino, rispetto a un +250% nel resto della Svizzera), contratti a tempo parziale (talvolta a nascondere un tempo pieno), salari vistosamente più bassi della media svizzera (una mediana di circa 5’600 fr lordi mensili nel settore privato, contro i 6’570 del resto della Svizzera); e scarica sui contribuenti, tutti, i costi sociali di questi salari bassi: basti pensare ai 20 milioni annui che il Ticino paga alle casse malati per coprire gli ammanchi degli insolventi (nel 2022 i morosi erano 18’352, nonostante i sussidi Ripam). La discriminazione salariale tra uomini e donne c’è, eccome. Nel settore secondario la mediana per gli uomini è di 5’570 fr lordi; le donne si fermano invece a 3’900. Nel terziario va un pelo meglio: 5’750 fr per gli uomini contro i 5’270 per le donne. E le molestie sono un’esperienza concreta per troppe donne.

Questa iniziativa non elimina ipso facto il dumping, certo, né la discriminazione uomo-donna, ma impone allo Stato di mappare in modo chiaro, anno dopo anno, un mercato del lavoro vistosamente allo sbando. Solo con una mappa chiara e obbligatoria del lavoro si può aggirare l’inerzia di parte della classe politica ticinese ad ammettere il problema e iniziare a guarire un mercato malato.