Pubblichiamo volentieri un contributo del nostro associato Stefano Orelli.
Con un’osservazione preliminare: sempre più persone preferiscono ritirare il capitale piuttosto che ricevere una rendita di vecchiaia mensile. Questa pratica, incoraggiata sempre più dal mondo LPP, sposta però il rischio dalla dimensione collettiva a quella individuale: ErreDiPi non condivide affatto questa politica. Ma se ritirare il capitale è un diritto (per quanto si possa auspicare non venga esercitato), esso deve essere garantito pienamente, e non intaccato da ragioni pretestuose. Anche perché a volte si è obbligati a trasferire il capitale verso un’altra cassa pensioni non per scelta, ma come conseguenza di un evento che si subisce (licenziamento, ecc.).
E ora l’articolo…
di Stefano Orelli1

Per compensare la diminuzione del tasso di conversione dal 6.17% al 5.25% – senza compensazioni questa discesa comporta una diminuzione delle pensioni di circa il 15% – IPCT (Istituto di Previdenza del Cantone Ticino) ha previsto un Accredito Unico di Compensazione (AUC).
L’AUC viene però concesso solo a coloro che restano in IPCT fino alla pensione e che scelgono la rendita mensile.
Ciò significa che:
i) chi lascia l’IPCT prima della pensione perché viene licenziato o decide di cambiare posto di lavoro, oppure
ii) chi decide di riscuotere il capitale
si vedrà tagliare le pensioni di un ulteriore 15% circa, dopo aver già subito, nel 2012, un taglio del 20% circa.
Nell’opuscolo “Il certificato di previdenza 2026 e alcune informazioni utili” al paragrafo intitolato “L’accredito unico di compensazione (AUC) tutela la pensione” IPCT scrive:
“l’AUC spetta unicamente a chi sceglie il versamento della pensione in forma di rendita mensile. Perché? Perché le prestazioni in forma di capitale non dipendono dal tasso di conversione e non vengono influenzate da una sua riduzione”.
Una spiegazione sbagliata, senza senso… Vediamo perché
Il tasso di conversione misura la percentuale degli averi di vecchiaia che viene consumata ogni anno da chi riscuote la pensione tramite una rendita ( è ‘la grandezza della fetta di torta mangiata annualmente’). Se il tasso di conversione (e dunque la fetta mangiata) è piccolo, si mangia meno, ma la torta dura più a lungo.
P.es. se il tasso di conversione è del 5%, in prima approssimazione la torta (costituita dagli averi di vecchiaia) dura 20 anni, poiché 20 fette da 5% fanno il 100%.
Siccome negli anni la speranza di vita è aumentata, affinché la torta bastasse per tutta la vita è stato necessario ridurre il tasso di conversione dal 6.17% al 5.25%. Tuttavia la diminuzione del tasso di conversione ha reso troppo piccola la fetta mangiata annualmente, mettendo in evidenza che gli averi di vecchiaia presso IPCT erano troppo bassi.
IPCT infatti, per risanare il deficit creato dal pagamento delle vecchie pensioni (ai nati ante 1963) in primato delle prestazioni e insufficientemente finanziate, usa parte dei prelievi dai salari degli affiliati dei nati post 1963 per colmarlo, ma così facendo non li versa sui loro averi di vecchiaia. Gli averi di vecchiaia degli assicurati nati post 1963 son così rimasti sottodimensionati.
Per ovviare a ciò l’AUC va ad aumentare gli averi di vecchiaia, di modo che una fetta piccola (il 5.25%) di una torta grande (quella a cui è stato aggiunto l’AUC) sia circa uguale al 98% di una fetta grande (il 6.17%) di una torta piccola (quella senza AUC).
Ma perché la torta deve essere aumentata solo se uno percepisce la pensione in forma di rendita mensile? Anche se uno preleva il capitale questo deve coprire una durata di vita più lunga e dunque deve essere aumentato!
La supposta spiegazione dell’IPCT è un non senso: è solo fumo negli occhi. Che lo faccia un istituto che finanziamo noi coi nostri contributi non va bene.
- Stefano Orelli (1967) si è laureato in fisica teorica al Politecnico di Zurigo e ha poi ottenuto un diploma federale di analista finanziario e gestore di patrimoni e un diploma di financial risk manager. Ha collaborato con l’Associazione Svizzera degli Analisti Finanziari e con il Centro di Studi Bancari di Vezia. Ora insegna Matematica, Prodotti Derivati e Gestione del Rischio Finanziario al Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI. ↩︎