

I prezzi tornano a salire, i salari ticinesi no
Bellinzona, 1 ottobre 2026 – Il Consiglio di Stato ha presentato il preventivo 2027. L’ErreDiPi interviene oggi su un solo punto: il rincaro negato al personale, la misura più pesante del preventivo per chi lavora. Gli altri capitoli del preventivo meritano un esame a parte: ci riserviamo di intervenire in seguito. In allegato il volantino che distribuiremo nei luoghi di lavoro.
I prezzi salgono, e non solo quelli che misura l’indice
A settembre l’inflazione in Svizzera è salita all’1,0% su un anno, il livello più alto da oltre due anni (UST, 1 ottobre 2026). A gennaio era dello 0,1%. A spingerla sono soprattutto carburanti e olio da riscaldamento.
E l’indice dei prezzi non dice tutto. Non contiene i premi di cassa malati, che l’Ufficio federale di statistica considera trasferimenti e non consumi. Per una famiglia ticinese sono invece una delle spese più pesanti del mese:
| Anno | Aumento medio dei premi in Ticino |
|---|---|
| 2023 | +9,2% |
| 2024 | +10,5% |
| 2025 | +10,5% |
| 2026 | +7,1% |
| 2027 | +3,7% |
In cinque anni fa quasi +50%: il premio medio arriva a 520 franchi al mese, il più alto della Svizzera. Il costo della vita reale cresce quindi più di quanto dica l’inflazione ufficiale.
I salari restano fermi, e resteranno fermi
Dal 2021 il Cantone ha adeguato gli stipendi del 3,0%, mentre i prezzi sono saliti dell’8,5%: il potere d’acquisto perso è di circa il 5%. Anno per anno:
| Anno | Inflazione media annua (UST) | Rincaro riconosciuto al personale cantonale |
|---|---|---|
| 2021 | +0,6% | 0% |
| 2022 | +2,8% | 0% |
| 2023 | +2,1% | +2,5% |
| 2024 | +1,1% | 0% |
| 2025 | +0,2% | +0,5% |
| 2026 | +1,0% (settembre, su un anno) | 0% |
| 2027 | – | +0,25% (preventivo) |
Da dicembre 2020 a settembre 2026 l’indice dei prezzi è salito da 100 a circa 108,5; la scala stipendi del Cantone del 3,0%. Per il 2027 il preventivo prevede lo 0,25% (3,05 milioni di franchi), da rivalutare a dicembre sull’inflazione di novembre.
Un esempio concreto. Un custode di stabili del Cantone a inizio carriera è in classe 3: guadagna 4’058 franchi al mese per tredici mensilità. Se dal 2021 la scala avesse seguito i prezzi, oggi riceverebbe 216 franchi in più al mese, circa 2’800 franchi l’anno. Su tutta la carriera, dai 20 ai 65 anni, sono circa 180’000 franchi.
Il rincaro è strutturale, e lo è anche la sua perdita. Quando è riconosciuto, alza la scala stipendi in ogni classe e in ogni scatto, per sempre. Quando è negato o concesso a briciole, il buco resta su ogni stipendio futuro e sui contributi alla cassa pensioni. Non si recupera da solo: ogni anno senza adeguamento si somma al precedente.
Il futuro non promette meglio. Tra guerre, crisi sanitarie e climatiche e forte inquietudine per lo sviluppo non regolato dell’IA, i prezzi possono ripartire in qualsiasi momento. Eppure il piano finanziario 2028–2030 del Governo prevede zero adeguamento al rincaro, per tutti e tre gli anni. Nello stesso piano il Governo stima che l’economia ticinese cresca del 2,2–2,5% all’anno.
Cosa dicono, come stanno le cose
«In Ticino si guadagna meno perché l’economia è diversa.» La struttura economica spiega solo una piccola parte. Nel 2022 il salario mediano nel settore privato era di 5’301 franchi in Ticino e di 6’570 nel resto della Svizzera: il 23,9% in più. Anche confrontando persone con la stessa formazione, età, funzione e ramo economico, il divario resta del 20,5% (Ustat, Extra Dati 6/2024). Per noi si chiama dumping salariale.
«Il Ticino fa come gli altri cantoni.» Il Ticino è ultimo su 24 cantoni. Dal 2024 al 2026 ha riconosciuto lo 0,5%. Metà dei cantoni ha concesso almeno il 2,9%, Basilea Città il 4,4%. Perfino Ginevra, con un disavanzo di 599 milioni a preventivo 2026, ha concesso il doppio del Ticino.
«I conti sono in rosso.» Vero. Ma non sono drammatici. Il PIL è la ricchezza prodotta ogni anno nel Cantone, come un salario annuo. Su 100’000 franchi di PIL, il debito accumulato dal Cantone in decenni vale circa 8’000 franchi; il disavanzo d’esercizio 2027 (98,5 milioni) meno di 300. La Germania, simbolo del rigore, ha 63’500 franchi di debito e 2’700 di disavanzo su 100’000 di PIL. E Soletta, Svitto e Grigioni, con disavanzi simili al nostro, il rincaro l’hanno riconosciuto: tra il 2,5 e il 2,8% in tre anni.
Chi paga il conto
Risparmiare sui salari più bassi della Svizzera è una scelta politica, non una necessità contabile. A pagarla sono in molti:
- il personale cantonale, che perde potere d’acquisto anno dopo anno;
- chi lavora nel privato: se il Cantone non adegua i suoi salari, i datori di lavoro privati hanno un alibi in più;
- chi andrà in pensione: un salario assicurato più basso oggi è una rendita più bassa domani, e più povertà tra gli anziani;
- le famiglie: affitti, energia e premi di cassa malati restano, come al solito, sulle loro spalle.
L’alternativa c’è. In Ticino il 26% dei contribuenti è esente dall’imposta sul reddito, perché guadagna troppo poco. Il 77% è esente da quella sulla sostanza, perché ne ha meno di 200’000 franchi. Lo 0,8% dichiara invece più di 5 milioni (Ustat, anno fiscale 2022). Un contributo dei patrimoni più grandi è una scelta possibile.
Il Governo fa finta di niente. Ma la paura di impoverirsi e la rabbia per il divario crescente tra pochi ricchissimi e tutti gli altri sono la miccia delle tensioni sociali, in Europa e non solo. Protestiamo per noi, ma anche per chi lavora nel privato: la vita è più cara per tutti e per tutte.
Le nostre richieste
Il rincaro non è un aumento: mantiene il salario che c’era. Non può dipendere ogni anno dalle trattative di bilancio. L’ErreDiPi chiede:
- il recupero del rincaro non riconosciuto dal 2024, a partire dal preventivo 2027;
- per il 2027 un adeguamento pari all’inflazione effettiva, non lo 0,25% annunciato;
- un meccanismo automatico di adeguamento al rincaro, come a Basilea Città e a Svitto;
- un contributo dei grandi patrimoni, invece di far pagare i conti a chi lavora.
La chiamano «moderazione salariale». È un rincaro pagato due volte.
Il rincaro non si paga due volte. Lo si riconosce.
Per il comitato ErreDiPi
Enrico Quaresmini
076 679 47 14