E i gettoni dell’IPCT, dove finiscono?

Sintesi dell’articolo:

Dal luglio 2024 i tre rappresentanti ErreDiPi nel CdA dell’IPCT hanno versato all’associazione 111’307.80 franchi, quasi tutte le indennità ricevute. Questi soldi finanziano informazione, sportello di consulenza, sede e due ricorsi nell’interesse di tutte le persone assicurate. La scelta, decisa dall’assemblea, nasce da un’idea precisa: un mandato in un ente pubblico è una responsabilità verso chi si rappresenta, non un’opportunità personale, e chi non ne trae un guadagno è più libero di dissentire.

Articolo:

di Angelica Lepori, Gabriele Colombo ed Enrico Quaresmini – rappresentanti ErreDiPi nel CdA dell’IPCT

È una domanda legittima, soprattutto nel dibattito in corso in Ticino sulle remunerazioni dei membri dei Consigli di amministrazione di enti pubblici e parapubblici.

Il Corriere del Ticino ha recentemente dedicato un articolo al tema, citando anche il caso dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino (IPCT). In una risposta del 15 gennaio 2025 a un’interrogazione parlamentare, il Consiglio di Stato precisa che ai membri del CdA dell’IPCT è riconosciuta una remunerazione di «14’400 franchi annui, a cui si aggiungono le indennità di seduta». Complessivamente, si tratta di circa 18’400 franchi l’anno.

Chi fa parte del CdA di una cassa pensioni, soprattutto quando è stato eletto direttamente dalle assicurate e dagli assicurati, dovrebbe avere un obiettivo chiaro: operare nell’interesse di chi lo ha eletto. Lo si può fare bene anche trattenendo le indennità, che sono il compenso di un lavoro. Noi abbiamo scelto, liberamente, un’interpretazione più severa: per decisione dell’assemblea di ErreDiPi, versiamo all’associazione la quasi totalità delle indennità ricevute.

È quanto avevamo promesso durante la campagna elettorale. E non è rimasta una semplice promessa: dal luglio 2024 versiamo l’intero compenso mensile e la metà dei gettoni di presenza. In un mese con una sola riunione, per esempio, significa, per ciascuno di noi, 1’400 franchi a ErreDiPi e 200 trattenuti. E, nella pratica, quasi sempre anche questi ultimi vengono lasciati all’associazione. Finora, in tre, abbiamo versato così 111’307.80 franchi.

Questi soldi finanziano l’attività dell’associazione: informazione sulla stampa e sul sito www.erredipi.ch, sportello di consulenza, visite nelle scuole e sui luoghi di lavoro, mobilitazione e tutela dei diritti. Coprono anche l’affitto della sede, gli strumenti informatici, il materiale informativo e le spese legali. Una parte va a due ricorsi che riguardano l’IPCT: uno per l’accesso ai verbali del CdA, l’altro contro il taglio delle rendite vedovili.

Un mandato in un ente pubblico non è un’opportunità personale, ma una responsabilità verso le persone che si rappresentano. Non è un’idea nuova: somiglia a quella, molto svizzera, della milizia, per cui una carica pubblica si esercita accanto al proprio lavoro e non per farne un reddito. Riversare le indennità e renderne conto all’assemblea di ErreDiPi è il nostro modo di onorare questo mandato. E chi non ne trae un guadagno è anche più libero: di chiedere, di dissentire, di votare contro.

I soldi dei gettoni IPCT, insomma, non finiscono nelle nostre tasche: servono alle assicurate e agli assicurati, anche a chi non aderisce a ErreDiPi. Lo sportello di consulenza è aperto a tutti, e i ricorsi sono nell’interesse di tutte le persone assicurate.

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