
(Luigi Catani, Alla presenza del Granduca, Galileo effettua l’esperimento della caduta dei gravi dalla Torre di Pisa – 1816, Firenze, Palazzo Pitti)
di Enrico Quaresmini, LaRegione 15.9.2026
https://www.laregione.ch/i-contributi/i-dibattiti/1950045/svizzera-matematica-risultati-pisa-scienze
L’8 settembre il DECS ha presentato i risultati ticinesi di PISA 2025 sotto un titolo che è già una conclusione: “il Ticino conferma risultati complessivamente solidi”. Un calo generalizzato c’è, concedono in Dipartimento, ma subito s’affrettano a dire che il sistema scolastico ticinese assicura “sostanziale tenuta” dei risultati ed “equità” nel percorso formativo dei nostri giovani. Sarà.
Intanto confuta la “sostanziale tenuta” non tanto il calo dei punteggi medi – lì ci si può consolare con gli scivoloni degli altri paesi e della media svizzera stessa – quanto la quota di allieve e allievi ticinesi sotto il livello 2 su 6, la soglia minima di competenza: 20,3% in scienze, 24,4% in matematica, 27,2% in lettura. In matematica è più che raddoppiata: era il 10,5%. E dieci anni fa i giovani ticinesi sotto quella soglia erano meno che in Svizzera, in tutti e tre gli ambiti: oggi sono altrettanti.
“Un elemento positivo riguarda la distribuzione dei risultati”, scrive il DECS, “a dimostrazione di una scuola ticinese maggiormente equa”. Il dato è oggettivo: lo scarto tra i migliori e chi ha più difficoltà è in Ticino più basso che in Svizzera. Le conclusioni, no. In scienze il decimo percentile ticinese coincide con quello svizzero, il novantesimo sta una ventina di punti più in basso: la forbice si stringe perché i migliori vanno peggio, non perché i più fragili vanno meglio. In matematica vale lo stesso, ma in misura minore; solo la lettura fa eccezione. Non ci pare tutto ciò sia indice di maggior equità…
Il confronto cantone per cantone non esiste, ma quello con la Svizzera basta. Tra il 2015 e il 2025 il Ticino perde 16,9 punti in scienze mentre la Svizzera resta stabile, e 41,4 in matematica contro i 21,9 svizzeri. Soprattutto: fra il 2022 e il 2025 cala più della Svizzera e più dell’OCSE in tutti e tre gli ambiti, senza eccezioni – 16,5 punti in scienze, 24,1 in lettura, 23,4 in matematica (pp. 25-26). È il dato incontestabile, ed è quello su cui il comunicato si sofferma meno: preferisce dedicare due lunghi capoversi al cambiamento del campione. Giustificazione debole, e non lo diciamo noi: nel rapporto allegato a quel comunicato il CIRSE scrive che le variazioni del campione “[hanno] contribuito solo in misura limitata alle diminuzioni osservate” e che le ragioni vanno “ricercate anche in altri fattori e dimensioni del sistema educativo”. Se il campione non spiega il calo, il calo continuerà e ci troverà impreparati.
C’è poi il punto in cui il Ticino sta peggio della Svizzera: l’eccellenza. In scienze solo il 6,4% raggiunge i livelli 5 e 6 contro il 10,2% svizzero, ed è l’unica differenza statisticamente significativa nei tre ambiti; in matematica gli eccellenti sono scesi dal 20,1% del 2015 al 12,5% del 2025.
Il DECS chiude ricordando che tutto questo lo si ottiene con risorse “tra le più contenute”: 24° posto su 26 Cantoni. La frase andrebbe però letta al rovescio. Fra il 2017 e il 2019 il Ticino ha speso 3’417 fr. per abitante contro una media intercantonale di 3’741 (IDHEAP): calcolatrice alla mano, 114 milioni l’anno in meno. Non è un merito: con risorse pari alla media intercantonale i nostri giovani avrebbero ben altre possibilità di eccellere.
Che cosa serve? Quello che ErreDiPi ha più volte chiesto: risorse di sostegno pedagogico ed educativo per far fronte all’aumento dei disturbi specifici dell’apprendimento e delle problematiche socio-affettive; un budget di sede, gestito dalle direzioni, per i bisogni reali dell’istituto; un massimo di 18 allieve e allievi per classe, sfruttando il calo demografico previsto. Lo chiediamo al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio, che sui mezzi decidono.
Solidi, i risultati? La scuola ticinese regge, grazie a chi ci lavora ogni giorno.
Ma regge a fatica – e non grazie a chi la finanzia.