
La Direzione propone di trasformare i contratti IPCT da diritto pubblico a privato, riducendo significativamente tutele e stabilità dei lavoratori; il comitato di ErreDiPi si oppone, sostiene che eventuali miglioramenti (es. orario o ferie) possono essere ottenuti mantenendo l’attuale quadro normativo e invita il personale a informarsi prima del CdA del 17 aprile.
La Direzione di IPCT – con il sostegno di una parte importante del Consiglio di amministrazione – intende modificare in modo radicale il regolamento che disciplina le condizioni di lavoro dei/delle dipendenti IPCT: propone infatti di farli passare da un rapporto di lavoro di diritto pubblico, assimilabile a quello dei funzionari cantonali, a un rapporto di diritto privato retto dal Codice delle obbligazioni.
Il passaggio dal diritto pubblico al diritto privato non è una semplice modifica tecnica: significa una perdita sostanziale di diritti e di tutele per il personale. Oggi sono dipendenti di IPCT, ma beneficiano delle stesse condizioni di lavoro e salariali del personale cantonale, fondate sulla LORD (Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti), sulla LSTip (Legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti) e sui relativi regolamenti. Domani saranno impiegati/e soggetti al diritto privato, come in una qualsiasi ditta privata.
Ora, è pacifico che il diritto pubblico garantisca protezioni ben più solide rispetto al diritto privato. È sufficiente considerare le disposizioni della LORD (articoli 58–60) sulla disdetta del rapporto di lavoro: esse prevedono garanzie concrete per il personale poiché il rapporto di nomina è di fatto un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel diritto privato, invece, queste garanzie sono drasticamente ridotte: nella maggior parte dei casi il rapporto può essere sciolto con un semplice preavviso (generalmente tre mesi) e con motivazioni generiche, difficilmente contestabili se non in situazioni estreme. In altre parole, nel diritto privato il rapporto di lavoro a tempo indeterminato esiste formalmente ma non nella sostanza: i termini massimi di disdetta (tre mesi per rapporti di lavoro di lunga durata) e la mancanza di una motivazione adeguata fanno sì che nel diritto privato i rapporti di lavoro siano tutti a tempo determinato… dalla volontà del datore di lavoro.
È altresì pacifico che il passaggio al diritto privato lascerà maggiore libertà alla Direzione di proporre condizioni di lavoro differenziate, indebolendo così la posizione dei singoli dipendenti.
Un simile cambiamento comporterebbe quindi un indebolimento significativo della loro posizione lavorativa. Riteniamo questo arretramento inaccettabile, tanto più in una fase in cui il settore pubblico cantonale è già confrontato con pressioni e incertezze sul piano occupazionale.
Siamo però consapevoli che i promotori della riforma cercano di ottenere consenso prospettando possibili miglioramenti, come la riduzione dell’orario di lavoro a 40 ore settimanali o l’aumento delle vacanze. Su questo punto, è importante essere chiari.
Da un lato, senza un adeguato rafforzamento degli effettivi, queste misure rischiano concretamente di tradursi – come già accaduto in passato – in un aumento dei carichi e dei ritmi di lavoro. Il risultato opposto a quanto, verosimilmente, si voleva ottenere. Dall’altro lato, e soprattutto, questi eventuali miglioramenti potrebbero essere introdotti anche nell’ambito dell’attuale quadro normativo. Non vi è infatti alcun ostacolo, né giuridico né amministrativo, a prevedere condizioni più favorevoli mantenendo il riferimento alla LORD e alla LSTip. In altre parole: non è necessario passare al diritto privato (e rinunciare alle tutele) per ottenere eventuali miglioramenti.
E una volta passati al diritto privato sarà impossibile tornare indietro: esprimiamo allora a maggior ragione la nostra ferma opposizione a questo progetto.
In allegato la lettera inviata ai/alle dipendenti di IPCT, che varia di molto poco rispetto al testo precedente: ci rivolgiamo direttamente ai dipendenti e li invitiamo a prendere contatto con noi, se lo desiderano.