« Le nostre pensioni non finanzino il genocidio »

Articolo di Federico Franchini pubblicato su Area online, 17.9.25

https://www.areaonline.ch/Le-nostre-pensioni-non-finanzino-il-genocidio-89710800?fbclid=IwQ0xDSwM3oThleHRuA2FlbQIxMQABHiIV6yexU9MDG5pc2tNMqz9zxL0j9ee9gmBXZDk6alvTopAhEOnlOK8c3iy8_aem_4F7mAKRZORyYtd1dW9TZeg

La cassa pensioni dei dipendenti del Cantone Ticino detiene “passivamente” investimenti legati a Israele. Quaresmini (Erredipi): « Occorre fare pressione alle banche per disinvestire dai titoli complici di violazioni del diritto internazionale »

L’Istituto di previdenza del Canton Ticino (IPCT) – l’ente autonomo di diritto pubblico che assicura la previdenza professionale dei dipendenti dello Stato – possiede investimenti per circa 6 milioni di franchi legati a Israele. Si tratta per un terzo di obbligazioni statali e per altri due terzi di azioni di aziende quotate. Tali investimenti ammontano allo 0,1% dei circa 5,5 miliardi di franchi di patrimonio gestiti.

Lo afferma la stessa IPCT in un comunicato con il quale si specifica che si tratta di “prodotti indicizzati passivi”. Ciò significa che le azioni e le obbligazioni israeliane fanno parte del portafoglio di fondi gestiti dalla Zürcher Kantonalbank (ZKB) e dall’UBS e per i quali l’istituto ticinese non ha voce in capitolo: “Per potere decidere autonomamente l’esclusione di determinate aziende o Stati occorrerebbe disinvestire completamente dai fondi indicizzati passivi esistenti e costruire dei mandati ad hoc, aumentando però così in modo importante i relativi costi di gestione”, si legge nel comunicato.

A seguito del massacro perpetrato da Israele nella Striscia di Gaza – definito “genocidio” da una Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite – anche in Svizzera il dibattito sugli investimenti pubblici in titoli di Stato israeliani o in aziende coinvolte in questo genocidio è sempre più acceso.

Lo scorso mese di luglio la Cassa di previdenza del Canton Ginevra (CPEG) ha deciso di rinunciare a investire nelle obbligazioni di Stato israeliane. Iniziative simili sono in corso anche in altri Cantoni, con il sostegno dell’Associazione svizzera degli avvocati per la Palestina (ASAP). «I contributi dei lavoratori non possono essere legati ad un genocidio» ci spiega Majed Abusalama, presidente dell’ASAP. Per questo l’associazione si è attivata anche in Ticino, con l’obiettivo «di ostacolare il capitale svizzero/israeliano che sostiene imprese che violano i diritti umani e lo Stato di diritto».

A livello politico, Giuseppe Sergi (Movimento per il socialismo) ha depositato di recente un’interpellanza con cui chiede al Consiglio di Stato se non sia opportuno “un ripensamento urgente delle politiche di investimento delle casse pensioni”. Pur apprezzando lo sforzo di chiarezza e di trasparenza dell’IPCT, Enrico Quaresmini, vicepresidente del CdA dello stesso IPCT in rappresentanza degli assicurati attivi, chiede alla direzione di agire ulteriormente per contrastare quel brutto sentimento di passività e impotenza: «Se l’istituto vuole rispettare i valori fondamentali della giustizia e dei diritti umani e assolvere pienamente al suo ruolo di istituzione pubblica, occorre fare di più». Per il rappresentante della Rete per la difesa delle pensioni (Erredipi) l’istituto dovrebbe così aumentare la propria pressione su UBS e ZKB affinché «escludano dai propri portafogli tutti gli investimenti che configurano forme di sostegno, diretto e indiretto, alle violazioni del diritto internazionale da parte di Israele».

Contattato, il direttore dell’istituto Daniele Rotanzi non ci ha per ora fornito la lista dettagliata degli investimenti in azioni israeliane. Questa sarà con ogni probabilità discussa durante la prossima riunione del CdA. Nel suo comunicato l’IPCT mette l’accento sulla difficoltà di disinvestire e sottolinea che sia UBS che ZKB applicano la lista di esclusione pubblicata dalla SVVK-ASIR, l’Associazione svizzera per gli investimenti responsabili, formata dalle principali casse pensioni e assicurazioni sociali in Svizzera.

Su questa lista si trova ad esempio l’azienda israeliana Aryt Industries, attiva nella produzione di mine antiuomo e munizioni a grappolo, ma non compaiono tutta una serie di altre imprese coinvolte in quella che Francesca Albanese – relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati – ha definito “economia del genocidio” (qui la nostra intervista). In questo senso rimane qualche dubbio sulle reali intenzioni di queste due banche ad agire e disinvestire: UBS e ZKB – a fianco della Banca Nazionale Svizzera (BNS) – sono infatti azionisti di Elbit Systems, il principale fornitore d’armi dell’esercito israeliano la cui ciffra d’affari è esplosa dal 7 ottobre 2023. Un investimento lucroso che non pare essere messo in discussione tanto dai vertici bancari che dal Consiglio federale.