Caro CERDD, apriamo un ticket…

Chiunque abbia mai partecipato a un’assemblea lo sa: prima si distribuisce il testo, poi si chiede il parere. Il DECS ha deciso di fare il contrario.

Il 22 settembre il corpo docente ha ricevuto l’invito a esprimersi sulla «Strategia DECS per l’educazione e la formazione sull’Intelligenza Artificiale». Termine: 23 ottobre. Materiale a disposizione: un video di cinque minuti e un questionario. Il testo della strategia, una bozza di 40 pagine con quattro allegati datata 15 settembre, no: non è sulla pagina della consultazione, né tra i documenti di riferimento di ScuolaLab. L’abbiamo verificato di nuovo oggi, 20 ottobre.

Un parere su che cosa?

«Il video riassume la proposta», si dirà: ma un riassunto è una scelta, e qui la scelta pesa. Nei cinque minuti di commento non c’è una data, una cifra, una scadenza: solo misure annunciate «sul breve e medio termine». La bozza, invece, gli impegni concreti li prende:

  • formazione di base per tutte e tutti i docenti entro la fine del 2027-2028 (p. 18). Il video dice che «si prevede di proporre» un percorso di base;
  • nei lavori di maturità, consegna al docente del contenuto delle chat con l’IA (p. 16). Il video parla di documentare le interazioni «significative»;
  • istituzionalizzazione dei Docenti Tutor, con l’onere integrato nella griglia settimanale (p. 17). Nel video non se ne parla.

Proporre non è obbligare. Chi ha visto solo il video si è fatto un’idea più morbida di quella che sta scritta nella bozza.

Un questionario sui principi

Il questionario non lo nasconde: la prima domanda si apre con «come illustrato nel video riassuntivo». Seguono sei risposte chiuse obbligatorie, tutte su principi e obiettivi generali: valorizzare le opportunità senza rinunciare al pensiero critico, usare l’IA solo quando serve davvero. Nessuna domanda sulle misure. Nessuna casella «non posso valutare», che pure servirebbe a chi la bozza non l’ha mai vista.

A consultazione chiusa si potrà dire che il corpo docente condivide l’impostazione della strategia. In realtà avrà solo condiviso un video.

La regola l’hanno scritta loro

Non chiediamo nulla di straordinario. Tra le fasi di lavoro elencate dal Gruppo di lavoro stesso figura la «messa in consultazione della bozza del documento» (bozza, p. 6). La bozza, non un video sulla bozza. E c’è di più: la stessa bozza chiede alle allieve e agli allievi di verificare le informazioni «tramite pratiche sistematiche di fact-checking e confronto tra fonti documentali certe» (Allegato C, p. 33). Ai docenti, la fonte non la si fa vedere.

Un caso concreto. La bozza prevede contenuti sull’IA nel corso obbligatorio di Informatica del liceo e nel futuro Piano degli studi liceali (pp. 15 e 18). Le docenti e i docenti d’informatica sono chiamati a dire se l’impostazione generale li convince, senza poter leggere il passaggio che riguarda la loro materia.

Il lavoro sulla strategia è cominciato nel 2023 (bozza, p. 6). Al corpo docente si concede un mese, nelle prime settimane dell’anno scolastico.

Intanto, in televisione

Il 14 ottobre, a consultazione aperta, la proposta è stata presentata a un convegno organizzato dal CERDD. La sera stessa, al Quotidiano della RSI, si è saputo più di quanto il video dica ai docenti: moduli dedicati dal 2027, una piattaforma basata sul modello linguistico Apertus, un documento da «affinare» a fine novembre e da introdurre a gennaio 2027.

«Non si tratta ancora di un documento definitivo», ha precisato tio.ch due giorni dopo. Vero. Ma se a fine novembre si chiude, quanto peseranno le risposte raccolte entro il 23 ottobre?

Cosa chiediamo

Insieme al Movimento della Scuola, il 20 ottobre abbiamo scritto al Gruppo di lavoro DECS sull’IA e, per conoscenza, alla Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti. Chiediamo:

  1. di pubblicare subito la bozza integrale, con i suoi allegati;
  2. di prorogare il termine del questionario di almeno un mese dalla pubblicazione;
  3. di aprire il questionario alle osservazioni sulle misure, non solo sui principi;
  4. di accogliere anche le prese di posizione collettive;
  5. di scrivere chiaramente, nel rapporto finale, che chi ha risposto disponeva solo del video.

Una consultazione in cui si chiede un parere su un testo che non si può leggere non è una consultazione. È una presentazione, con un questionario in fondo.

Qui sotto la lettera completa, con lo specchietto che mette a confronto video, questionario e bozza.

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