
La sintesi del documento:
Conferenza stampa del 4 settembre, dedicata all’IPCT e al rapporto con il Consiglio di Stato. In breve:
- Riconoscimento — ErreDiPi ha fornito in primavera sede e lista dei servizi richiesti dal CdS e ora sollecita una risposta definitiva sul riconoscimento come associazione rappresentativa.
- Amministrazione cantonale — L’analisi del sondaggio ISMAT 2025 mostra dietro l’apparente soddisfazione un disagio strutturale (59% sovraccarico, 66% non recupera l’arretrato, 38% conflitti irrisolti); ErreDiPi si opporrà all’iniziativa UDC per la riduzione del personale e propone un fronte comune.
- Elezioni IPCT — Lista più votata (42,2% delle schede, 49,2% dei voti, 3 seggi su 5), risultato che ha portato all’accettazione della candidatura di Enrico Quaresmini alla presidenza.
- Remunerazione degli averi di vecchiaia — In tredici anni gli assicurati hanno rifinanziato la cassa per oltre un miliardo (~90 mio/anno, più dei datori di lavoro), anche grazie ai 683,3 milioni di scarto tra rendimenti realizzati e interessi accreditati: un “rifinanziamento sotterraneo” mai votato né spiegato, da restituire con interessi più equi. L’obiezione sul grado di copertura non regge, perché nell’80% dei casi gli impegni sono già iscritti a bilancio come garanzia art. 17 LFLP.
- Rendite vedovili — Il taglio del 2020 (dal 66,67% al 50/60%) ha finanziato per 179 milioni l’accredito unico di compensazione, ricadendo in oltre tre casi su quattro su donne: ErreDiPi chiede l’abrogazione della modifica e patrocina il ricorso di una vedova per discriminazione di genere.
- La “cresta” sui contributi — 193,4 milioni di margine accumulato dal 2013 tra contributi netti e accrediti; ErreDiPi contesta le due tesi di IPCT (che il margine debba andare al risanamento e che i costi LFLP lo azzerino) e chiede che sia destinato a migliorare gli accrediti degli assicurati attivi.
- Trasparenza — Negato l’accesso ai verbali e ai documenti di lavoro del CdA, ErreDiPi ha presentato in primavera ricorso al Tribunale cantonale amministrativo, richiamando la sentenza DTF 148 II 16.
La sintesi sui media:
- Il Quotidiano RSI (dal 13’05”)
- Ticinonews SERA (da -15’35)
- Corriere del Ticino: ErreDiPi di nuovo all’attacco tra scuola, Stato e pensioni (di Paolo Gianinazzi)
- La Regione: ErreDiPi alla testa di IPCT: le richieste al CdA (di Red. Cant.)
Il documento nel dettaglio:
1. ErreDiPi e Consiglio di Stato
Da diverso tempo chiediamo al Consiglio di Stato di accettare la realtà: ErreDiPi è l’associazione del personale più rappresentativa – anche numericamente – nelle scuole del Cantone, e intercetta i bisogni anche oltre le scuole, nell’Amministrazione cantonale. La netta vittoria alle elezioni del Consiglio di Amministrazione di IPCT – l’unico momento di consultazione diretta del personale – lo ha dimostrato chiaramente.
Nell’ultima risposta del CdS alle nostre richieste di essere riconosciuti come associazione rappresentativa del personale il Governo ci aveva chiesto di fornire l’indirizzo di una sede fisicamente raggiungibile dagli associati e la lista dei servizi che offriamo loro. Lo abbiamo fatto, già in primavera.
I compiti li abbiamo fatti: ora solleciteremo dal CdS una risposta definitiva.
2. Amministrazione cantonale ed enti parastatali
Nel 2025 il Consiglio di Stato ha commissionato alla società ISMAT consulting un sondaggio sul grado di soddisfazione del personale cantonale. ErreDiPi ha analizzato il rapporto relativo al personale amministrativo: i risultati raccontano una realtà diversa da quella “soddisfatta” che i dati aggregati suggerirebbero.
Sì, molti indicatori superano l’80% di soddisfazione – ma quasi tutti sono in peggioramento rispetto al 2021, e questa soddisfazione si regge più sul senso di utilità sociale che su condizioni organizzative buone. Dietro questa facciata, il disagio è diffuso e strutturale: il 59% del personale si sente sovraccaricato e il 66% non riesce a recuperare il lavoro accumulato. Il 38% segnala conflitti mai affrontati apertamente.
In questo contesto già fragile, l’iniziativa dell’UDC per la riduzione del personale cantonale non farà che aggravare la tensione, scaricando su chi resta un carico di lavoro ancora maggiore. ErreDiPi si batterà con determinazione contro questa iniziativa, e chiede alle associazioni interessate di unirsi per costruire un fronte comune d’informazione e di azione.
3. IPCT
Alle elezioni per il CdA di IPCT ErreDiPi è stata la lista più votata: 2’075 schede su 4’912 valide (42,2%) e 22’751 voti di lista (49,2%), ossia tre dei cinque seggi riservati agli assicurati.
Sono questi numeri che hanno convinto il resto del CdA di IPCT ad accettare la candidatura di Enrico Quaresmini come Presidente di IPCT.
Noi continueremo il nostro impegno nella difesa degli interessi degli assicurati e delle assicurate IPCT, da troppi anni malmenati da un processo di rifinanziamento che è stato caricato un po’ troppo facilmente sulle loro spalle. Garantiamo piena collaborazione con il resto del CdA, ma ci sono alcuni punti su cui ci sono evidenti divergenze politiche.
Cominciamo subito, concretamente, con queste battaglie.
Per una remunerazione più equa degli averi di vecchiaia
In tredici anni, dal 2013 al 2025, gli assicurati e le assicurate di IPCT hanno rifinanziato la cassa per più di 1 miliardo di franchi – circa 90 milioni l’anno. Molto più di quanto previsto nel 2013, quando il contributo dei dipendenti al risanamento doveva limitarsi alla riduzione del 20% delle rendite e a 100 milioni di contributi di ‘risanamento’ fissati per legge fino al 2024. E più dei datori di lavoro, che versano in rifinanziamento circa 70 milioni l’anno.
Diciamolo subito: quella differenza non è un incidente contabile. Tra le sue voci principali figura lo scarto tra il rendimento che la cassa ha realizzato sul capitale – 2’311.4 milioni dal 2013 al 2025 – e gli interessi che ha riconosciuto agli assicurati, 1’628.1 milioni: circa 683.3 milioni di differenza. Quasi tutto, per chi lo paga, resta invisibile.
Ecco cosa intende l’ErreDiPi quando parla di sforzo sotterraneo: un rifinanziamento mai votato, mai spiegato, che va ben al di là di quanto ragionevolmente si poteva chiedere agli assicurati. È tempo di ricambiarlo, retribuendo meglio i loro averi di vecchiaia.
Un interesse più corretto non tocca la copertura della cassa (c’entra la cresta)
‘Ma un interesse più generoso abbassa il grado di copertura della cassa’ – è l’obiezione che si sente ogni volta che si propone di retribuire meglio gli averi di vecchiaia. Vero, in teoria: ogni impegno supplementare pesa sul rapporto tra patrimonio e impegni. Ma gli impegni della cassa verso gli attivi e le attive non sono calcolati sull’avere di vecchiaia. Sono calcolati sul maggiore fra l’avere di vecchiaia e la prestazione di libero passaggio garantita dall’art. 17 della Legge federale sul libero passaggio (LFLP).
Non lo dice l’ErreDiPi: lo dice la legge. L’art. 17 LFLP fissa una soglia minima di uscita, calcolata sui contributi versati più un interesse minimo legale, indipendente dagli accrediti effettivi: è una garanzia che scatta quando l’avere di vecchiaia scende sotto quella soglia, perché lo scopo di tale articolo è tutelare gli assicurati quando i loro accrediti sono molto più bassi dei contributi pagati. Ed è qui che la ‘cresta’ racconta la sua seconda vita. Perché i contributi pagati sono più alti degli accrediti, in IPCT la soglia dell’art. 17 LFLP finisce quasi sempre per superare l’avere di vecchiaia effettivo. Succede nell’80% dei casi, come leggiamo sul Rapporto di gestione 2025 di IPCT.
Ecco perché aumentare gli averi di vecchiaia non fa crescere puntualmente gli impegni della cassa: quell’impegno, nell’80% dei casi, la cassa lo porta già a bilancio sotto forma di garanzia LFLP, anche se non compare ancora sul conto dell’assicurato. Possiamo vederla anche in un altro modo: gli averi di vecchiaia di tutti gli assicurati attivi corrispondono a circa il 95% delle prestazioni di libero passaggio dovute: anche una remunerazione del 5% non cambierebbe puntualmente il grado di copertura.
La vera minaccia alla stabilità di IPCT non è retribuire meglio gli averi di vecchiaia. È aver drenato per tredici anni oltre un miliardo di franchi ai propri assicurati, lasciandoli credere che il conto tornasse comunque.
Contro la disparità di genere implicita nella riduzione delle rendite vedovili
L’8 ottobre 2020 il CdA di IPCT ha tagliato le rendite vedovili in aspettativa (le rendite in vigore non potevano essere toccate, perché ormai acquisite):
- dal 66,67% al 50% (vecchio regime/garanzie) o
- al 60% (nuovo regime) della pensione del coniuge defunto.
Montante e destinazione della riduzione
“[L’Accredito unico di compensazione – un capitale supplementare individuale che permette di contenere al -2% la riduzione della futura pensione a seguito della riduzione dei tassi di conversione] è stato finanziato principalmente dalle assicurate e dagli assicurati mediante la riduzione delle rendite vedovili in aspettativa [179 milioni di fr, ndr] introdotta nel 2021 e dalla remunerazione dell’1% nel 2019 a fronte di un rendimento per quell’anno del +9.53% [114 milioni di fr, ndr]”[1].
Quindi il taglio delle rendite vedovili non è solo una riduzione delle prestazioni pensionistiche: è compensazione di un altro taglio, per un’altra categoria di assicurati.
Discriminazione di genere
Possiamo fin da ora proporre una valutazione politica: una compensazione finanziata tramite un taglio delle vedovili è una misura che configura una discriminazione di genere, perché riposa quasi esclusivamente su spalle femminili: stime prudenti ci fanno pensare che più di 3 volte su 4 la riduzione delle vedovili tocca delle donne.
Il vecchio CdA poteva prevedere questo effetto collaterale? Certo: le casse pensioni lavorano con le tavole di mortalità e possono calcolarlo con precisione. Questa misura sta cominciando ad avere effetto proprio in questi mesi, con centinaia di rendite – anche esigue – tagliate nettamente, ed è evidentemente ingiusto che una misura di compensazione di cui beneficiano uomini e donne sia pagata quasi solo da donne, già malmenate dal secondo pilastro.
L’associazione ErreDiPi quindi ha deciso:
- di chiedere ai propri rappresentanti in seno al CdA di IPCT di presentare richiesta formale di abrogazione della modifica;
- di patrocinare il ricorso di una vedova contro questa decisione del CdA di IPCT proprio puntando sulla discriminazione di genere implicita nella misura.
Contro la cresta, ovvero il “margine sui contributi”
Cos’è il margine sui contributi
IPCT funziona con contributi individuali fissi e accrediti crescenti in base all’età: si paga sempre la stessa cifra, piuttosto alta, ma si ricevono accrediti modesti, in crescita solo verso la fine della carriera.
Lo scarto tra quanto si paga (anche non considerando il 7% di contributi straordinari e di rifinanziamento) e quanto si riceve è piuttosto rilevante. Sono i rapporti di gestione a dirlo.
| Anno | Contributi ordinari lordi | Contributi ordinari netti (-2.5% del salario assicurato) | Accrediti totali | Margine sui contributi ordinari |
| 2013 | 189’698’561 | 168’239’448 | 154’304’040 | 13’935’407 |
| 2014 | 194’470’520 | 172’471’592 | 158’377’396 | 14’094’196 |
| 2015 | 198’692’147 | 176’215’660 | 161’270’208 | 14’945’452 |
| 2016 | 198’266’014 | 175’837’732 | 161’281’749 | 14’555’983 |
| 2017 | 196’726’183 | 174’472’090 | 159’544’405 | 14’927’685 |
| 2018 | 198’808’025 | 176’318’429 | 161’473’367 | 14’845’062 |
| 2019 | 199’520’007 | 176’949’870 | 162’448’085 | 14’501’785 |
| 2020 | 204’835’864 | 181’664’386 | 166’597’424 | 15’066’962 |
| 2021 | 210’109’547 | 186’341’499 | 170’620’834 | 15’720’665 |
| 2022 | 215’448’665 | 191’076’644 | 175’240’638 | 15’836’006 |
| 2023 | 224’977’227 | 199’527’314 | 184’142’595 | 15’384’719 |
| 2024 | 228’122’196 | 202’316’518 | 187’072’695 | 15’243’823 |
| 2025 | 261’308’163 | 234’963’051 | 220’629’157 | 14’333’894 |
| Cresta sui contributi ordinari netti 193’391’641 fr |
Se non si possono mettere in dubbio i fatti, si passa alla contestazione della loro interpretazione
È un classico cui IPCT non sfugge. Siccome il margine sui contributi c’è ed è grosso, forzo la mano sulla sua destinazione e artatamente ne diminuisco il montante.
Nella nota “Contributi individuali fissi ma accrediti di vecchiaia scalari: alcune considerazioni” IPCT dice in sostanza due cose:
- il margine sui contributi deve essere destinato al rifinanziamento della cassa;
- il margine sui contributi è molto contenuto a causa dei costi dell’articolo 17 della LFLP.
Il margine sui contributi non è una misura di risanamento
Nella nota, IPCT si appiglia al messaggio 6666 del Consiglio di Stato (10 luglio 2012), che dice: “il passaggio al piano in primato dei contributi, la soppressione del finanziamento del supplemento sostitutivo AVS/AI da parte della Cassa […] hanno portato alla riduzione del costo del piano previdenziale e quindi alla creazione di un ‘margine sui contributi’ che partecipa al risanamento dell’Istituto di previdenza”.
“Il margine sui contributi serve al rifinanziamento: lo dice anche la legge…” sembra affermare IPCT, interpretando il testo come prescrittivo, quando invece è solo descrittivo. Non si afferma da nessuna parte che il margine debba contribuire al risanamento: si descrive solo quel che succede, cioè che lo scarto non finisce negli accrediti e di fatto contribuisce al rifinanziamento della cassa. Infatti, il passaggio circa il margine sui contributi non figura nei capitoli sulle misure di risanamento, ma in un capitolo a parte.
Il margine sui contributi esiste perché il piano previdenziale è stato ritoccato al ribasso: non è una misura di risanamento.
I “costi” dell’art. 17 LFLP non riducono il margine sui contributi
L’art. 17 della Legge sul libero passaggio (LFLP) fissa un pavimento a quello che ti porti via quando lasci la Cassa: la prestazione d’entrata con gli interessi, più i contributi versati, maggiorati del 4% per ogni anno d’età oltre i 20 (massimo 100%). Se il capitale di risparmio è inferiore a questo minimo, la Cassa deve rabboccare.
Nell’80% dei casi in IPCT il capitale di risparmio è inferiore a questa prestazione perché c’è uno scarto forte tra contributi pagati e accrediti ricevuti, e perché gli averi di vecchiaia sono stati quasi sempre retribuiti al minimo legale.
Ora, nella tabella contenuta nella nota “Contributi individuali fissi ma accrediti di vecchiaia scalari: alcune considerazioni” IPCT sottrae gli importi che paga per queste norme minimali al margine sui contributi, in un bell’esercizio di illusionismo contabile.
IPCT, in sostanza, dice:
- C’è un grosso margine sui contributi
- Questo grosso margine sui contributi crea grossi costi in uscita per l’art. 17 LFLP
- Ma io sottraggo questi costi al margine sui contributi…
- … e il margine non c’è più
Il cortocircuito logico è tutto da vedere.
Cosa chiediamo ai nostri rappresentanti nel CdA di IPCT
Chiediamo ai rappresentanti ErreDiPi di presentare una richiesta formale al CdA affinché il margine sui contributi venga destinato a migliorare gli accrediti di vecchiaia degli assicurati e delle assicurate attivi.
Un’osservazione finale sullo scarto tra contributi e accrediti
Lo scarto tra contributi e accrediti non è di per sé un’ingiustizia, a patto che in un’intera carriera tutti i contributi ordinari netti vengano – prima o poi – accreditati. Nei sistemi a primato delle prestazioni, per esempio, chiedeva alle giovani generazioni uno sforzo per finanziare chi si avvicinava al pensionamento. E quelle giovani generazioni, con il passare degli anni, sarebbero state sostenute, a loro volta, dai nuovi giovani, in un meccanismo di solidarietà intergenerazionale.
Il problema è che dal 2013 IPCT è passato al primato dei contributi e ha mantenuto questo scarto: non più però per sostenere le classi d’età più avanzate, ma per rifinanziarsi in modo opaco.
Per una trasparenza maggiore nei confronti degli assicurati
La faccenda dei verbali
Da mesi chiediamo alla Direzione dell’IPCT di poter consultare, come ogni membro del Consiglio di Amministrazione dovrebbe poter fare, i verbali delle sedute e i documenti di lavoro degli anni precedenti – con le stesse modalità comode e immediate di cui gode oggi la Direzione stessa, che vi accede liberamente via SharePoint.
Non è una richiesta di favore. Lo statuto dell’IPCT affida al Consiglio di Amministrazione la direzione strategica dell’Istituto, la definizione dei principi e degli obiettivi generali, e la nomina – e la revoca – della Direzione (art. 7): difficile immaginare un organo con questi compiti che non possa leggerne le decisioni passate.
Il Tribunale federale, del resto, ha già riconosciuto – nel caso di un giornalista che chiedeva accesso al verbale di una cassa di previdenza sulla riduzione del tasso tecnico (sentenza 1C_336/2021, pubblicata come DTF 148 II 16) – che il segreto previsto dall’art. 86 LPP, dopo l’entrata in vigore della legge sulla trasparenza, non è più un ostacolo assoluto alla consultazione. Se lo ottiene un giornalista, a maggior ragione un amministratore in carica, tenuto per statuto alla vigilanza sulla cassa.
Non avendo ricevuto da parte del resto del CdA una risposta favorevole, non restava che una strada coerente con questa premessa: non un’altra lettera, non un nuovo voto, ma il ricorso – tramite un avvocato – al Tribunale cantonale amministrativo. Il ricorso è partito in primavera, e IPCT ha già chiesto due proroghe di un mese. Stiamo a vedere…